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Terrorismo, l'equilibrio tra prevenzione e privacy - Intervento di Antonello Soro, 21 gennaio 2015

Terrorismo, l´equilibrio tra prevenzione e privacy
Intervento di Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali  
(Il Messaggero, 21 gennaio 2015)

"Una risposta unitaria dell´Europa alla sfida del terrorismo islamista". È questo, nelle parole del ministro Gentiloni, l´obiettivo della riunione tenutasi a Bruxelles tra i ministri degli Esteri dei vari Paesi europei, per delineare una strategia coordinata anti-terrorismo. Tra le più importanti misure su cui dovrebbe fondarsi quest´azione comune, vi è la disciplina della cessione, da parte delle compagnie aeree alle autorità inquirenti, delle informazioni riguardanti i passeggeri (Pnr). Rispetto a questo tema, è stata da più parti richiamata, anche dallo stesso ministro, l´esigenza di un giusto equilibrio tra sicurezza e privacy. Equilibrio che mancava, ad esempio, nella prima proposta di accordo con gli Usa che il Parlamento europeo sospese nel 2003, appunto per proteggere i cittadini da un´indiscriminata e massiva acquisizione dei loro dati, peraltro senza adeguate garanzie, da parte delle agenzie americane.

La proposta di direttiva attualmente in discussione sembrerebbe aver fatto tesoro di quell´esperienza, dal momento che parrebbe prevedere tempi e modalità di conservazione dei dati ragionevoli e proporzionati alle esigenze delle indagini per i reati più gravi. E questo è tanto più importante in ragione delle perplessità, anche autorevolmente avanzate (penso, in particolare, al procuratore Armando Spataro) sulla reale utilità investigativa del Pnr.

Ciò che invece va ribadito è che la privacy non può essere evocata strumentalmente come ostacolo a una direttiva così costruita. E questo nella misura in cui quella disciplina rispetti - come ad oggi parrebbe - il principio di proporzionalità su cui la Corte di giustizia ha modulato il bilanciamento tra libertà e sicurezza, nella sentenza di aprile sulla data retention, sottolineando l´esigenza di un´adeguata selezione del materiale investigativo, che non può certo fondarsi sulla pesca a strascico nelle vite degli altri. Perché non è sostenibile democraticamente né utile alle indagini.

Un´efficace azione di prevenzione del terrorismo deve dunque selezionare (con intelligenza, appunto) gli obiettivi "sensibili" in funzione del loro grado di rischio e fare della protezione dati una condizione strutturale della cybersecurity. Proteggere i dati personali raccolti nelle grandi banche dati pubbliche e private vuoi dire, infatti, anche minimizzare le fonti di vulnerabilità dei sistemi e, quindi, promuovere la sicurezza: dei singoli e degli Stati.

Penso ad esempio che il processo di informatizzazione delle amministrazioni non possa prescindere da una organica strategia, nazionale ed europea, di protezione dei dati e dei sistemi, che assicuri un´adeguata capacità difensiva delle nostre istituzioni, oltre alla necessaria tutela della libertà e della stessa incolumità dei cittadini. Tanto più adesso, concentra i suoi obiettivi non più sulle istituzioni-simbolo (quale era ad esempio il World Trade Center) ma sulle persone-simbolo (i redattori di Charlie, che personificano il rapporto media-opinione pubblica), individuate in base a un´accorta profilazione del soggetto, resa possibile dall´incrocio tra le informazioni presenti nelle varie banche dati.

Tutt´altro che un ostacolo, la privacy è semmai un presupposto per la condivisione e l´efficiente gestione di informazioni tra autorità investigative dei vari Paesi, in unquadro di garanzie e di adeguata selezione dei dati realmente utili ai fini d´indagine. E proprio oggi, di fronte alla riproposizione di un´anacronistica chiusura dello spazio Schengen, dovremmo ricordare che un´adeguata legislazione sulla protezione dati è stata sempre la condizione posta ai vari governi (il nostro per primo) per farvi parte. A dimostrazione, dunque, della sinergia (tutf altro che antagonismo!) tra protezione dati e sicurezza, tanto più in un mondo che, per fortuna, ha visto cadere ormai ogni frontiera e che, dopo le rivelazioni del Datagate, non può più considerare la privacy come un lusso cui rinunciare in nome di una malintesa idea di sicurezza.